Il card. Bagnasco ha quindi ripercorso "la vicenda che da più di un secolo si dispiega nelle città e nei borghi del nostro Paese, interpretando" attraverso i settimanali cattolici "un giornalismo della ‘prossimità’, che ha scritto innumerevoli, gloriose pagine nel segno dell’attenzione al ‘popolo’ minuto", quando "altri giornali guardavano invece da altre parti". "L’evoluzione tecnologica, la diversificazione degli strumenti, la professionalità sempre più sofisticata ed esigente degli operatori ha ammonito – non devono manomettere la cifra di questo giornalismo". Definendo "l’attenzione per la cultura dei media" una delle "prime coniugazioni del Progetto culturale", il presidente Cei ha evidenziato che "negli ultimi dieci anni la presenza cattolica nei media si è considerevolmente rafforzata". Oggi, a suo avviso, servono "sinergie fra i diversi livelli dei media" e tra questi e "la vita e la pastorale", ed è urgente "la formazione di base dei giovani operatori della comunicazione", così come una sorta di "alfabetizzazione" di tutti i componenti la comunità cristiana" perché "in questo campo, il dilettantismo non è più concepibile". A Milano saranno ricordati i 40 anni di Avvenire, i 20 del Sir e i 10 di Sat 2000 e radio InBlu; un percorso richiamato anche dal card. Bagnasco.