"Se i media non sono da considerarsi come semplici strumenti, ma piuttosto come un sistema pervasivo e potente che può modificare la realtà e toccare ‘gli ambiti sensibili’ della vita umana, occorre impararne il linguaggio e soprattutto la destinazione". Lo scrive don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei nella prefazione al volume "L’incisore dei sicomori. Spunti per una infoetica", scritto da Umberto Tarsitano. Per don Pompili, che oggi aprirà a Milano il Convegno della Cei sulle comunicazioni sociali dal titolo "Lo sguardo quotidiano", "si richiede in chi fa comunicazione un pizzico di umiltà, se è vero che perfino il New York Times nel 2004 ha dovuto stampare 3200 correzioni per errori contenuti in informazioni precedentemente pubblicate". Per l’autore del volume il compito di ricerca e presentazione della verità dell’uomo "compete e compromette tutti non solo perché le nuove tecnologie hanno cambiato il volto e la dinamica della comunicazione ma anche perché i massmedia ci trasformano in meri spettatori o lettori delle produzioni che lanciano". In diversi Paesi del mondo, alcuni iniziative statali e private hanno sviluppato "codici etici" spiega Tarsitano -. In questo senso, benché il compito non sia facile, le esperienze sviluppate dimostrano che è possibile dare alla comunicazione un nuovo volto".