BENEDETTO XVI: UDIENZA, SAN COLOMBANO E LE "RADICI CRISTIANE" DELL’EUROPA (2)

Monaco a 20 anni, a circa 50 Colombano lascia l’Irlanda "per intraprendere con dodici compagni un’opera missionaria sul continente europeo, dove la migrazione di popoli dal nord e dall’est aveva fatto ricadere nel paganesimo intere regioni già cristianizzate". Sulla costa bretone, Colombano e i suoi seguaci attuarono un’opera di "rievangalizzazione mediante la testimonianza della vita". Nella Regola scritta da san Colombano a Luxeuil – "l’unica antica regola monastica irlandese che oggi possediamo, ha annotato il Santo Padre – egli "disegna l’immagine ideale del monaco", elaborando anche "una sorta di codice penale per le infrazioni dei monaci" ed introducendo nel continente "la confessione e la penitenza private e reiterate". "Intransigente come era in ogni questione morale", oltre che con i vescovi Colombano "entrò n conflitto anche con la casa reale". Di qui la condanna all’esilio e la "nuova opera di rievangelizzazione" prima sul Reno e presso il lago di Costanza (dove dall’eremo fondato da un suo monaco, Gallus, si sviluppò l’ abbazia di san Gallo), poi in Italia,dove nonostante l’"accoglienza benevola" della corte longobarda dovette fronteggiare l’eresia ariana e lo scisma che minacciavano la Chiesa. A Bobbio, dove morì, fondò un nuovo monastero "che sarebbe poi diventato un centro di cultura paragonabile a quello famoso di Montecassino". (segue)