Padre Nicolás ha raccontato la sua esperienza personale: "Come gesuita, ho vissuto presso il Centro pastorale per i migranti in Giappone gli anni più belli: l’incontro con loro è stato un grande aiuto per il lavoro a cui sono chiamato adesso, a contatto con situazioni estreme". I rifugiati ha detto "non sanno come sopravvivere, come far vivere la loro famiglia. Le nostre famiglie, frontiere naturali, dovrebbero essere sempre aperte ad accogliere altri fratelli in difficoltà. Occorre coltivare una memoria collettiva: anche gli italiani sono stati migranti, ma forse hanno dimenticato cosa significa esserlo". L’incontro è stato aperto da padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli (Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia). "E’ importante per noi ha detto – tenere viva la distinzione tra rifugiati e immigrati: i rifugiati sono persone che scappano dal loro Paese con un unico bagaglio, quello di ricostruire la loro vita. Noi abbiamo il compito di tenere viva la speranza di quanti sono costretti a lasciare la loro terra, la loro famiglia, la loro cultura e arrivano in Europa".