Per il biblista, l’aspetto "più affascinante di Paolo è non tanto dire quello che l’uomo deve fare per Dio, ma piuttosto quello che Dio fa per l’uomo". Ed oggi, in un’epoca di relativismo e "pensiero debole", colpisce la "radicalità con cui afferma la sapienza e la potenza della Croce, la forza di Dio nella debolezza dell’uomo. E’ come un forte richiamo a mettere questo aspetto al centro della nostra pastorale". Ulteriore sottolineatura dell’Apostolo delle genti sulla quale, "per la sua attualità", si sofferma il biblista, "la valorizzazione dei diversi carismi presenti nella comunità cristiana: si tratta di manifestazioni dello spirito, a condizione che non creino divisioni ma convergano tutti verso lo stesso centro comune che è Cristo. Le specificità ammonisce don Maggioni – devono esprimere la ricchezza e la profondità della nostra fede, non i conflitti!". Così anche per il cammino ecumenico: "Paolo ha fondato diverse chiese, ma ha sempre voluto che fra tutte vi fossero unità e comunione, perché il Cristo annunciato è sempre lo stesso, il salvatore di ogni uomo". Per Paolo "la comunione era importante quanto l’annuncio ed oggi, in un contesto certamente diverso dal suo, celebrarne la figura e l’insegnamento può costituire uno stimolo e un auspicio per il cammino ecumenico".