Al primo impatto in Italia incontrano le forze dell’ordine (56 diniegati su 99) e il Centro di trattenimento o di accoglienza (47 su 98). Ben 23 su 100 hanno dovuto dormire all’aperto. L’audizione alla Commissione che deve esaminare le richieste è avvenuta entro un mese per 24 su 98, ma in 34 casi il richiedente ha dovuto attendere più di 6 mesi o anche oltre un anno. La durata dell’intervista è stata inferiore ai 30 minuti per 67 casi su 100. "La possibilità di raccontare la propria storia è rilevante commentano i curatori della ricerca -, considerato che nel tempo a disposizione 21 richiedenti hanno dichiarato di essersi emozionati e non aver presentato in modo adeguato la propria storia". Su 32 casi, solo 23 diniegati sono stati assistiti da avvocati durante l’intervista e ben 44 non sapevano di avere il diritto di avvalersi di tale assistenza. Il 56% non ha presentato una istanza di riesame. La maggioranza è ospite di amici ma molti (il 14%) vivono in stazione, in strada o in un parco. 30 diniegati accolti nei centri sono stati mandati via dopo la risposta negativa della Commissione. Riguardo al lavoro, ben 41 su 100 non lavorano e vivono con sussidi da organizzazioni del terzo settore. Gli altri si adattano a lavori in nero. Molti di loro non usufruiscono dell’assistenza sanitaria: 79 su 92 non hanno il tesserino per le cure mediche anche se non si possiede un permesso di soggiorno.