Identità e missione delle radio cattoliche nei cinque continenti. Si è sviluppata attorno a questo tema, oggi pomeriggio, la prima tavola rotonda al congresso per le radio cattoliche, in corso a Roma per iniziativa del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Guardando al caso europeo, p. Federico Lombardi, direttore generale della Sala stampa vaticana, della Radio vaticana e del Centro televisivo vaticano, ha individuato “tre modelli principali”. “Il primo ha osservato è quello delle grandi radio cattoliche commerciali, come la spagnola Cope o la portoghese Radio Renascença, generaliste, che si pongono in concorrenza con gli altri grandi network”. Vi è poi una diffusa realtà fatta di “radio legate a strutture ecclesiali” diocesane o nazionali, come la francese Rcf (Radio chrétiennes en France) o il circuito italiano InBlu: queste “riflettono le istanze della comunità ecclesiale in dialogo con il mondo circostante, e uniscono i livelli locale, nazionale e, talora, universale”. Terzo, “un modello più spirituale o devozionale, come Radio Maria”. Di piccole dimensioni, ma numerose le emittenti cattoliche in Africa, presentate da p. Paul Samasumo (direttore “Catholic radio” Zambia): qui “i governi sono per lo più sospettosi e sensibili alle critiche”, per cui è facile entrare in conflitto, rischiare la chiusura o pesanti sanzioni. (segue)