Il dibattito sulle questioni etiche di "fine-vita" è spesso polarizzato su due temi: eutanasia e accanimento terapeutico. Ma non si riserva una adeguata attenzione ad "un problema che in ambito medico si avverte in modo forse più urgente e, a volte, drammatico: l’abbandono terapeutico. Con questa espressione si intende l’incapacità, l’inadeguatezza e l’impossibilità di prendersi cura della persona malata". Di questo si parlerà oggi nella Giornata di studio dal titolo "Primo: non abbandonare! Le sfide del ‘prendersi cura’" promossa dal Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica, e che si svolgerà presso Policlinico universitario Agostino Gemelli. "Grazie al contributo dell’antropologia e della filosofia della medicina si legge in un comunicato di presentazione – verranno interpretate le esperienze concrete del "quotidiano" che coinvolgono medici, operatori sanitari, pazienti e familiari". Si parlerà anche di esperienze e problematiche in ambiti assistenziali particolarmente delicati quali l’assistenza al paziente con disabilità gravi, , in stato vegetativo e l’assistenza al "feto terminale". Tra i relatori Adriano Pessina, Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica; Ignacio Carrasco de Paula e Maria Luisa Di Pietro, Istituto di Bioetica Università Cattolica-Roma; Antonio Spagnolo, Università di Macerata.