I cambiamenti climatici del pianeta, il "flagello" della deforestazione e il fenomeno del riscaldamento del globo: questi alcuni emblemi del "difficile futuro ecologico" della terra, che "non è questione solo di turismo". Per la Santa Sede, infatti, "ci troviamo di fronte a una fase precaria e delicata della storia dell’umanità", cioè a un "bivio" tra il bene e il male. La terra descritta dalla Genesi da "giardino" è infatti diventata un "deserto", dove "l’acqua ha inghiottito e distrutto ciò che ha trovato sul suo crescente cammino diluviale, mentre si sono costruiti altri ostacoli, le bombe hanno formato crateri, la contemplazione si è trasformata in usurpazione, il dialogo è diventato monologo di onnipotenza, i fratelli hanno schiavizzato i fratelli e i popoli". La "grande sfida", si legge allora nel messaggio, consiste "nel superamento di un certo narcisismo insano, nel combattere l’egoismo e nel guardare con lucidità e onestà la terra, che rischia di essere distrutta". Ciò significa, per la Santa Sede, "assumere le proprie responsabilità a livello individuale e collettivo": in concreto, "non contribuire ancor più all’aumento del riscaldamento globale", partendo dalla consapevolezza che "non è giusto che gli esseri umani provochino la fine della terra e dello scorrere delle generazioni per negligenza, o a causa di decisioni egoistiche e di consumismo esasperato". (segue)