CARITAS: PEREGO, "LE OPERE DI CARITÀ DIVENTINO LUOGO SIMBOLICO ED EDUCATIVO" (2)

Ciò significa che, da una parte le opere di carità “non sono state strumento di proselitismo, rispondendo così ad una richiesta esplicita di Paolo VI e ribadita da Benedetto XVI”, dall’altra hanno avuto “una capacità testimoniale debole, nonostante una precisa identità” e una certa “debolezza educativa”. Nell’appello alla “conversione” delle opere di carità don Perego ha richiamato alcune regole indicate da Benedetto XVI nelle encicliche: “libertà della persona”; “riforma permanente delle strutture”; “valore e priorità dell’amore”; “necessaria responsabilità dell’altro”. Una “buona” opera di carità deve quindi “educare”, essere “segno” e “cuore” e diventare per la comunità “un laboratorio per sperimentare aspetti autentici della fede”. La preferenza della Chiesa per i poveri ricorda però che “non esiste una buona organizzazione della comunità senza un’opera di carità”.