Contro il rischio che le opere di carità si riducano a semplici “funzioni” o “risposte sociali'” un appello “alla conversione” per renderle “fortemente educative” e “luogo simbolico, significativo, della Chiesa oggi e del suo modo di interpretare la storia”. A lanciare la “provocazione” è oggi don Giancarlo Perego, responsabile del Centro documentazione Caritas italiana-Migrantes, durante il 32mo convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso fino al 26 giugno ad Assisi. Don Perego ha raccontato in sintesi la crescita delle opere di carità ecclesiali nei decenni dopo il Concilio, con cifre che ne documentano il grande impegno. Da poche migliaia di volontari negli anni ’70 si stimano oggi 600.000 persone impegnate in Italia quotidianamente e 6 milioni in maniera occasionale. Da poche centinaia di associazioni ad oltre 35.000, da 5.000 opere caritative di ispirazione cristiana a oltre 11.000 negli anni ’90, con 100.000 giovani accompagnati nel servizio civile. Nello stesso lasso di tempo,però, entravano in crisi in Italia la liturgia e la catechesi, con una crescente distanza tra Chiesa e fedeli, nonostante vi sia una figura sacerdotale ogni 1000 abitanti. “A fronte di questo – ha rilevato don Perego – solo il 17 per cento degli italiani afferma di avere contatti regolari con un prete”. (segue)