“Negli sportelli unici presso le prefetture – continua Olivero – e ancor più nelle questure, la situazione è oramai ingestibile. Alle pratiche dell’ultimo decreto flussi per il rilascio del primo permesso di soggiorno, si sommano per giunta quelle per il rinnovo del permesso e per le carte di soggiorno. A questo punto non c’è altra risposta possibile – per il rispetto dei diritti delle persone, ma anche per la tenuta del nostro welfare familiare e lo sviluppo di molte nostre fabbriche e imprese – che ripetere quanto fatto con la grande regolarizzazione del 2002. Aboliamo il rito inutile del rientro nei Paesi d’origine e il conseguente passaggio ai consolati all’estero. Consideriamo già entrati e presenti in Italia i lavoratori di cui i datori di lavoro hanno fatto richiesta. E offriamo l’opportunità ai datori di lavoro di regolarizzare la posizione dei lavoratori stranieri che siano alle loro dipendenze da almeno 3 mesi alla data del 30 maggio. Le questure avrebbero già tutta la documentazione e le informazioni necessarie. Gli immigrati dovrebbero presentarsi agli sportelli con i propri datori di lavoro. I patronati e le associazioni potrebbero persino fornire del personale volontario per aiutare i funzionari dello Stato nell’assolvimento del servizio, secondo un modello di collaborazione già stato sperimentato con successo in altre circostanze”.