"Quando si affida ad un referendum nazionale una decisione che riguarda l’Europa, a rappresentare le ragioni ‘europee’ sono solo i leader di quel Paese, e non quelli Ue, così la risposta degli elettori continuerà ad essere influenzata dai conti in sospeso che i cittadini hanno con i propri politici nazionali. Occorre sottrarre l’Ue a questo meccanismo". Lo ha detto ieri sera a Roma Giuliano Amato, già vicepresidente della Convenzione europea, intervenuto alla presentazione del volume "L’Europa di carta. Stampa e opinione pubblica in Europa nel 2007", curato da Paolo Pombeni per i tipi di "Il Mulino". Secondo Amato "dovevano essere il presidente della Commissione Barroso e il presidente di turno dell’Ue Jana a sostenere il Trattato di Lisbona in occasione del referendum irlandese, senza far entrare in gioco quell’impasto di motivazioni nazionali che hanno influenzato i risultati". Insomma "dovrebbe essere l’Europa stessa, con i suoi dirigenti, a far valere le proprie ragioni, ma per fare questo bisogna cambiare le regole". Occorre inoltre "migliorare i processi informativi dei cittadini". Per l’ex vicepresidente della Convenzione la decisione del Consiglio europeo è stata comunque "saggia, il meglio che si potesse fare". (segue)