"Non solo il ministro di Dio, ma anche ogni cristiano, ha il compito di farsi predicatore di quanto ha sperimentato nel proprio intimo, sull’esempio di Cristo che s’è fatto uomo per portare a tutti l’annuncio della salvezza". Lo ha detto il Papa, che nell’udienza di oggi è tornato per la seconda volta sulla figura di Gregorio Magno. "L’orizzonte di questo impegno è quello escatologico", ha proseguito Benedetto XVI: "l’attesa del compimento in Cristo di tutte le cose è un pensiero costante del grande Pontefice e finisce per diventare motivo ispiratore di ogni suo pensiero e di ogni sua attività. Da qui scaturiscono i suoi incessanti richiami alla vigilanza e all’impegno nelle buone opere". In particolare, ha aggiunto il Santo Padre a braccio, Gregorio insiste sull’"unico senso delle Sacre Scritture", ben evidenziato dai "binomi" di "sapere e fare, parlare e vivere, conoscere e agire". Binomi, questi, che testimoniano "i due aspetti della vita umana" che sono "complementari", ma che "purtroppo rischiano di essere antitetici". "L’ideale della vita morale ha spiegato infatti il Papa consiste nel realizzare un’integrazione armoniosa tra la parola e l’azione, la riflessione e l’impegno, la preghiera ed il compimento dei propri doveri di stato".