LITURGIA: BOSE. ZANCHI, "L’ASSEMBLEA" RIVELA "LA QUALITÀ DELLA COMUNITÀ CHE LA CELEBRA"

"La relativa rivoluzione dell’assetto assembleare nella liturgia conseguente al Vaticano II era l’immagine viva del nuovo modo con cui l’intera chiesa concepiva la propria presenza nella storia": così Giuliano Zanchi, direttore del Museo diocesano di Bergamo, ha concluso il lungo excursus su "Tipologia e topografia: l’assemblea liturgica nella storia" Rispetto a quello che rimane "un compito ancora da eseguire", secondo Zanchi va notato che: "Un’assemblea liturgica oggi, molto più di quanto non potesse succedere nel passato, rivela la qualità complessiva della comunità che la celebra e che sull’educazione corporea alla liturgia non si è lavorato quanto il carattere delle nostre nuove assemblee avrebbe richiesto". Nel frattempo, a causa "delle fatiche sperimentate che hanno generato blandi adattamenti", "l’assemblea liturgica postconciliare ha trovato un suo assestamento in uno schema di prudenza che vive ancora della potente memoria corporea dell’assemblea frontale tridentina". L’architettura per la liturgia: "non aiuta molto questa fase di stallo, insistendo sullo schema di un’assemblea frontale opposta ad un presbiterio plenario". All’interno di "questa geografia congelata", ha concluso Zanchi, "l’estrosità della vita liturgica delle diverse comunità riscrive topografie adattate e ricava propri percorsi anomali".