NORMA ANTI-PROSTITUTE: COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII, "VITTIME DI UNA SCHIAVITÙ"

"Le ragazze coinvolte nel racket della prostituzione schiavizzata sono vittime", ed è "illogico e ingiusto" inserirle in un elenco "al fianco dei loro stessi sfruttatori". E’ il giudizio dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sull’emendamento governativo sui rimpatri, che inserisce le prostitute nell’elenco dei soggetti "pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità". L’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione del 1998, si legge in una nota, prevede per i soggetti vittime di tratta "specifici percorsi di protezione ed integrazione sociale", e proprio beneficiando di questa normativa l’Associazione, negli ultimi 15 anni, "ha potuto liberare più di 5 mila schiave e dar loro una vita degna". Secondo la Comunità fondata da don Benzi, alle ragazze-vittime è dunque "necessario dare un’alternativa: chi intende uscire dal giro della prostituzione e denunciare i propri sfruttatori attraverso un percorso di protezione va tutelato. Per chi invece intenda continuare l’esercizio della prostituzione, che non può certo considerarsi un lavoro, si preveda non un semplice provvedimento amministrativo di espulsione ma un rimpatrio assistito". L’Associazione chiede, infine, al goerno di "adottare misure in grado di combattere efficacemente questa terribile schiavitù del terzo millennio, gestita da organizzazioni criminali senza scrupoli, delle quali i clienti sono complici".