VESCOVI SVIZZERI: "NO" A "LEGITTIMAZIONE STATALE DELL’ASSISTENZA AL SUICIDIO"

"Chi rispetta la vita e la dignità umana non può approvare il suicidio e tanto meno incoraggiarlo": è quanto affermano i vescovi svizzeri di fronte ai "tentativi rendere legittima l’assistenza al suicidio organizzata" che, spiegano in una nota, "contraddice non solo la visione cristiana della persona umana, ma anche la visione definita nella Costituzione federale". Per questo – osservano – il Consiglio federale ha constatato che il legislatore deve agire", ma "l’eventuale introduzione proposta dallo stesso Consiglio di esigenze minime in materia di diligenza e consigli ai pazienti è inaccettabile" poiché "con l’ammissione di queste esigenze le organizzazioni di assistenza al suicidio godranno non solo di tolleranza ma anche di una legittimazione da parte dello Stato". Secondo i presuli, "l’unica soluzione adeguata" è "il divieto dell’assistenza al suicidio organizzata e commerciale" che "non è un aiuto" e "contraddice il dovere fondamentale di proteggere la vita umana". Per i vescovi ciò che occorre è la "compassione" e "l’accompagnamento dei sofferenti" ed eventualmente "dei morenti", perché "il desiderio di morte raramente nasce da una decisione presa liberamente" ma è legato a "dolore, perdita di senso e paura". Allo Stato i presuli chiedono "un impegno più deciso per lo sviluppo delle cure palliative".