Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
” “Papa Benedetto utilizzò, poco prima di essere eletto, una formula latina. Proponeva di rovesciare il paradigma di un certo passaggio verso la modernità, così da agire e costruire lo sviluppo di civiltà "veluti si Deus daretur", così come se Dio esistesse. Invece di accantonare e di fatto negare la questione del fondamento, si tratterebbe, per potere andare avanti, o più esattamente, per rispondere alle molteplici sfide del tempo presente, di accantonare la dinamica del secolarismo, questa idea che la modernità è tanto più vera ed efficace quanto si "libera" dalla radice cristiana o, all’opposto il cristianesimo è tanto efficace in quanto si "apra". Il cardinal Ruini è intervenuto su "Avvenire" del 13 luglio su questo tema, discutendo con una precedente analisi del giurista Aldo Schiavone, in un articolo pubblicato su "Repubblica" del 12 luglio. Questi invitava la Chiesa ad un atteggiamento più aperto sui temi sensibili di carattere etico, invitando a creare le condizioni di un dialogo nuovo "in cui la Chiesa sappia immettere più profetismo e meno dogmatica". E il cardinal Ruini rilanciava sottolineando che, così come la caduta del comunismo ha reso la Chiesa più dinamica sui temi sociali "la condizione base per un atteggiamento più serenamente aperto da parte della Chiesa in ambito antropologico non sia proprio il superamento di quel riduzionismo del soggetto umano alla natura e alla storia che oggi invece vorrebbe presentarsi come il punto più alto e dinamico dell’attuale civiltà".” “Ritorna la formula latina evocata dal Papa, per cui oggi le condizioni di un dialogo che non si limiti a certificare buona volontà, ma intenda mordere sui grandi problemi di oggi (e su quel senso si spaesamento, per non dire talvolta di paura e di angoscia che corre in tanta parte del dibattito) sono forse un poco mutate rispetto a qualche tempo fa. Oggi non può non porsi una questione di fondamento, oppure, in termini meno filosofici, una questione sulla realtà, recuperare quel realismo storico che è nelle corde più schiette della cattolicità. La via è stretta, certamente. Da un lato infatti da parte cattolica ci può essere la tentazione di una sorta di un atteggiamento chiuso sulla denuncia. Dall’altra, da parte "laica" la rincorsa del vecchio paradigma "edulcorato" di un certo cattolicesimo "progressista", quando non si scelga il cipiglio belligerante che in Spagna Zapatero ha di recente rilanciato.” “Il dialogo è dunque necessario: quel che conta è impostarlo su un registro adeguato, che non può che essere un registro nuovo rispetto ai decenni scorsi, quando ancora ci si muoveva nell’Occidente in via di secolarizzazione su un denso deposito appunto cristiano. Oggi lo scenario è molto diverso, oggi questo deposito è ormai esaurito, ma proprio per questo ne emerge l’importanza. Ci sono le premesse per un nuovo registro, una nuova stagione di dibattito pubblico, che possa diventa, con schiettezza, onestà e lungimiranza, stagione di investimento.