CASO ENGLARO: NEUROLOGI, "BLOCCARE LA SENTENZA DI CONDANNA A MORTE" (2)

L’alimentazione assistita, come riconosce peraltro la stessa Corte di Cassazione, non è quindi "una forma di accanimento terapeutico". "Il paziente in stato vegetativo non è un vegetale, ma una persona umana", ribadiscono i neurologi, tanto che la stessa Cassazione riconosce che "chi versa in stato vegetativo permanente è persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e a alle prestazioni sanitarie". Dal punto di vista neurologico, "il paziente in stato vegetativo non è in morte cerebrale, perché il suo cervello, in maniera più o meno imperfetta, non ha mai smesso di funzionare, respira spontaneamente, continua a produrre ormoni che regolano molte delle sue funzioni, digerisce, assimila i nutrienti. Non è neanche in coma, perché, ha un ciclo relativamente conservato di veglia e di sonno, riesce a muoversi anche se non a camminare o stare in piedi, ed in una qualche misura ha una sua modalità di percezione". "Pur essendo le possibilità di recupero sempre minori con il passare del tempo dall’insulto cerebrale – spiegano gli esperti – oggi il concetto di stato vegetativo permanente è da considerarsi superato e sono documentati casi, benché molto rari, di recupero parziale di contatto con il mondo esterno anche a lunghissima distanza di tempo. È pertanto assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità".