Una riflessione sul caso di Eluana Englaro dal punto di vista "dell’educazione che appartiene alla categoria generale" del "prendersi cura di chi ha bisogno di altri per venire al mondo e per andarsene da questo mondo". E’ quella del pedagogista Luciano Corradini, che in una nota per il SIR osserva come in questa "situazione estrema" tutto "l’armamentario pedagogico del passato sembra inutilizzabile, perché sono venute meno le condizioni obiettive di relazionalità da parte del destinatario della cura educativa". "Le uniche parole che gli sono restate in mente, come desiderio della figlia afferma Corradini -, hanno indotto Beppino Englaro a scegliere" di interromperne "la vita biologica", ritenendo questa via "coerente con la natura della relazione educativa vissuta" con lei. "In questo caso però non si tratta di dare generosamente la propria vita per la vita di un figlio, ma di utilizzare la propria vita per spegnere quella di chi da lunghi anni non è più riuscito a raggiungere certi livelli di vita cosciente"; una "strada disperata ed eroica, che non è più facile da percorrere di quella che difende comunque la sopravvivenza del vivente" in nome "della deontologia e dell’indisponibilità della vita umana". (segue)