"Italia e Romania si sono incontrate o scontrate assai poco nella storia, ma oggi hanno un presente in comune. Ci vuole cultura, perché tale presente non sia un episodio confuso, ma diventi futuro". Ad affermarlo questa mattina a Roma il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, intervenuto al convegno promosso dalla Comunità su “Italia e Romania: partnership, crescita e futuro in Europa”. "Fatti tragici come l’assassinio a Roma di Giovanna Reggiani per mano di un romeno" e "il crescente senso di insicurezza nelle nostre città – ha osservato Riccardi – hanno alimentato uno sguardo preoccupato verso i romeni in Italia": quasi che essi "fossero un elemento destabilizzante". Stiamo viceversa assistendo, avverte lo storico, ad "un incontro di massa, in profondità, tra due popoli, di cui abbiamo coscienza relativa. Circa 800-850mila romeni lavorano in Italia; sono più di 100mila gli italiani operanti in Romania con 800mila romeni impiegati in 24.477 imprese a capitale italiano o misto". Eppure, per Riccardi "non abbiamo ancora la cultura capace di rappresentare in modo completo questo incontro"; manca insomma "una riflessione ponderata di che cosa rappresenti veramente nella realtà italiana e romena"; per questo "c’è bisogno di un forte salto culturale". (segue)