(Dai nostri inviati a Sydney) – "La Parola della salvezza non è fatta per restare nel chiuso delle coscienze o dei ghetti" e richiede la "libertà" e il "coraggio" di essere "gridata dai tetti, fino agli ultimi confini della terra". Lo ha sottolineato oggi a Sydney mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, nel corso della sua seconda catechesi ai giovani. Mons. Forte ha spiegato che la missionarietà è un compito a cui sia la "Chiesa universale", sia quella "locale", sia il singolo cristiano non possono sottrarsi "in forza del dono dello Spirito ricevuto nel Battesimo". Ciò significa che da una parte si deve "riconoscere e valorizzare il carisma di ciascuno", mentre dall’altra è necessario uno "sforzo di crescere in comunione con tutti, in modo che la stessa comunione sia la prima forma della missione". "Ciò esige ha proseguito Forte l’impegno in un processo di inculturazione". Due sono i rischi che, secondo l’arcivescovo, vanno evitati: la "riduzione secolare" che "assolutizza il presente, identificando la parola della fede con una delle forze in gioco nella storia", e la "riduzione spiritualista" che "sa dire i no dell’esigenza evangelica, ma trascura spesso i sì, anche umili e provvisori, di cui tutti hanno bisogno per vivere e per morire".