CASO ENGLARO: GIUSTINIANI E ZEPPETELLA, "LE QUALITÀ UMANE NON SONO SOLO QUELLE ESPRIMIBILI"

"A prescindere dalla criticità potenziale di ogni dichiarazione estemporanea cristallizzata e non dinamica, causa l’impossibilità per Eluana a riformulare alcunché, è sempre discutibile una posizione che parta dall’assunto che il valore della persona sia in qualche modo inestricabilmente collegato alle qualità esprimibili piuttosto che a quelle intrinseche". Sono critici verso la sentenza dei giudici della Corte d’appello di Milano Pasquale Giustiniani, docente di Bioetica alla facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli e membro del Comitato regionale campano di aiuto al malato terminale, e Gianluigi Zeppetella, direttore dell’Unità operativa di fisiopatologia del dolore e cure palliative dell’Azienda ospedaliera di Caserta e presidente della Consulta regionale campana per la bioetica in cure palliative. I due esperti non sono d’accordo neppure con l’indicazione dei giudici che la sospensione del trattamento andrebbe fatto in un hospice o in altro luogo di ricovero: "Un’autorevole Corte italiana finisce per determinare un luogo improprio in cui sospendere il trattamento e con il produrre una determinazione di comportamenti che, di fatto, vìola il codice deontologico medico e, più in generale, quello delle professioni sanitarie, forzando fino al limite di una possibile obiezione di coscienza degli operatori sanitari". (segue)