In una società che “sottolinea in maniera enfatica la libertà degli individui, senza presentare l’aspetto degli obblighi che derivano dalla libertà”, la “rivendicazione smisurata, e in alcuni casi malata, della propria libertà” è entrata anche nelle comunità religiose, “producendo situazioni di tensione e disorientamento a livello individuale e comunitario”. E’ l’analisi del card. Franc Rodè, prefetto degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. Concludendo l’incontro promosso dal Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, il cardinale ha ricordato alle superiori religiose presenti che talora “si finisce col concedere spazi di libertà e si lascia fare liberamente senza limiti, eccetto quelli che la persona stessa stabilisce”. Per Rodè, “non è certamente libero chi è convinto che le sue idee e le sue soluzioni siano sempre le migliori; chi ritiene di poter decidere da solo senza alcuna mediazione; chi pensa di essere sempre nel giusto; chi pensa che obbedire sia cosa d’altri tempi”. Libera, invece, “è quella persona che vive costantemente protesa e attenta a cogliere in ogni situazione della vita, e soprattutto in ogni persona che le vive accanto, una mediazione della volontà del Signore, per quanto misteriosa”.