"Abbiamo pensato – ha proseguito Possenti – che il Rapporto debba partire da una premessa antropologica, perché la questione antropologica è fondamentale. Rispetto al tempo in cui nacque il Codice di Camaldoli, intorno all’idea di persona non c’è più la stessa larga condivisione. Nel testo del 1943 le tematiche socioeconomiche erano quelle più presenti: oggi ciò su cui conta di più confrontarsi sono famiglia, vita e rapporto tra uomo e tecnologia". Il filosofo non si nasconde che questo "comporta un grande sforzo di dialogo tra credenti e non credenti". Un incontro che "deve avvenire proprio intorno all’idea di uomo, ma al di fuori delle contrapposizioni e soprattutto delle reciproche diffidenze e dei pregiudizi". "Trovo pericoloso avverte – che una forte componente laicista etichetti con tanta sufficienza ogni riferimento filosofico o antropologico come ‘confessionale’. E’ uno schiacciamento che porta a un rifiuto irragionevole, una sottodeterminazione delle ragioni dell’umano, bollate come ‘cattoliche’ e quindi messe via. Vanno abbattuti questi steccati preliminari, queste pregiudiziali post-metafisiche che riducono il filosofico e il teologico al confessionale". Per il filosofo, "se a prevalere tra credenti e non credenti è lo scontro di potere, si perde di vista il cuore: la ricerca del vero sull’uomo, sulla sua libertà, sulla sua responsabilità, sulle sue possibilità".