Tra le cause della crisi alimentare i vescovi elencano "mutamenti climatici", "aumento della domanda di cereali e mangimi da parte di Paesi emergenti, minore investimento di cereali per alimentazione a beneficio di produzioni per biocarburanti, crescita del prezzo e speculazioni finanziarie sul petrolio e sulle derrate alimentari". "Questa situazione affermano – determina una redistribuzione del reddito tanto più odiosa, quanto più penalizzante per i Paesi poveri". E’ quindi necessario "lavorare per trovare gli strumenti idonei per risolvere questa situazione di ingiustizia", attraverso "la via della disponibilità alla condivisione come strada maestra per risolvere nella giustizia il problema alimentare". "Lo sviluppo dell’agricoltura e l’attenzione al mondo rurale aggiungono – devono essere ben presenti a quanti sono chiamati a compiere scelte politiche di lungo respiro". A partire dalla cosiddetta "sovranità alimentare" e dal "primario diritto al cibo" i vescovi incoraggiano perciò tutti istituzioni e associazioni, singoli e comunità, a "contribuire alla soluzione di questo problema, rafforzando il ruolo dei piccoli coltivatori nei Paesi in via di sviluppo, incoraggiando i mercati locali e regionali, denunciando le politiche monopolistiche delle grandi industrie agro-alimentari e infine promuovendo il benessere della famiglia rurale e in particolare delle donne".