Gli ultimi dati mostrano come l’epidemia non si sia arrestata, "con 2,5 milioni di nuove infezioni (il 68% nell’Africa sub-sahariana), oltre due milioni di morti e un aumento del 150% della diffusione del virus nell’Europa orientale e nell’Asia centrale, dove dal 2001 a fine 2007 i malati sono passati da 630.000 a 1,6 milioni". "Nonostante gli sforzi di governi, organizzazioni umanitarie e agenzie delle Nazioni Unite osserva Cannata -, le risorse messe a disposizione per fronteggiare l’Hiv-Aids sono ampiamente insufficienti e manca ancora molto per garantire l’accesso universale ai servizi sanitari. Nel 2007, infatti, la differenza tra risorse disponibili e risorse necessarie è stata di 8,1 miliardi di dollari". Oltre a essere maggiormente diffusa nei paesi a basso e medio reddito, l’Hiv-Aids colpisce più duramente le donne, "circa il 50% (15,4 milioni) di tutte le persone affette da Hiv-Aids e il 61% nell’Africa sub-sahariana continua Cannata -. E sono spesso le donne a sopportare gran parte dell’impatto dell’epidemia, dovendo lasciare il lavoro o gli studi per accudire i malati. Per questo conclude – è necessario che provvedimenti mirati a incrementare l’empowerment femminile divengano centrali nella lotta contro l’Hiv-Aids". (segue)