Quanto al riferimento di una presunta e precedente volontà espressa da Eluana di non voler vivere in condizioni nelle quali non le fosse possibile l’esercizio della coscienza, "pur essendo in sé comprensibile avverte Pessina -, non può determinare nessuna azione volta all’abbandono assistenziale, né legittimare forme di eutanasia. Risulta inoltre inaccettabile e viziata da una erronea concezione antropologica, definire la vita personale di chi si trova in condizioni di stato vegetativo come pura vita biologica. La coscienza umana non definisce l’identità personale, ma semplicemente la manifesta. Per questo la cura delle persone in stato vegetativo si configura come doverosa". "L’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione comporteranno una lenta agonia di Eluana, colpevole soltanto di essere ancora viva". "Ci auguriamo che questa decisione non venga attuata – conclude Pessina – e ci appelliamo, ancora una volta, al sig. Beppino Englaro affinché permetta che Eluana continui a vivere. I parenti dei pazienti che sono nelle condizioni di Eluana e che in questi anni hanno combattuto grandi e significative battaglie culturali e sociali per rivendicare la dignità dei loro cari e il loro diritto a essere accuditi e custoditi con cura e affetto in strutture adeguate, rischiano di vedere vanificata in questa sentenza la loro meritevole opera di civiltà".