CASO ENGLARO: PESSINA (U.C.), DECISIONE GIUDICI NEGA "INDISPONIBILITÀ DELLA VITA"

Una grave decisione, "che di fatto scardina il principio della non disponibilità della vita umana e del dovere, proprio di ogni società civile, di non legittimare forme di abbandono terapeutico e assistenziale nei confronti dei propri cittadini, che non sono in grado di provvedere a loro stessi". Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di bioetica dell’Università Cattolica, commenta in questi termini la decisione odierna dei giudici della Corte d’Appello civile di Milano di autorizzare il padre di Eluana Englaro, in qualità di tutore, a ottenere l’interruzione del trattamento di idratazione e alimentazione che da sedici anni permette a Eluana di continuare a vivere. "Di fatto – osserva Pessina – viene attribuito a un tutore un vero e proprio potere di vita e di morte nei confronti della persona che gli è affidata, stravolgendo lo stesso significato della tutela. Non è pensabile che il miglior interesse" di qualcuno "sia la morte, la quale non costituisce mai un bene da tutelare". Questa decisione, inoltre, "introduce un serio e grave problema deontologico nella medicina: sospendere trattamenti ordinari come quelli somministrati a un paziente in stato vegetativo a motivo di una decisione che non ha fondamento clinico, significa" scardinare "il dovere fondamentale del prendersi cura dei pazienti che non sono in grado di intendere e volere". (segue)