Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana
Il meeting di Rimini, che tradizionalmente segna la ripresa delle attività, ha un titolo che, come ha sottolineato il messaggio del Papa, va al centro del tema della persona. Protagonisti o nessuno, dunque. Perché se non si parte dalla persona non si va da nessuna parte e se non si incontra il popolo, tutto rimane in un circuito autoreferenziale, il circuito chiuso dello spettacolo, della comunicazione e del consumo globalizzato, che appunto consuma se stesso. Questo é tanto più evidente nel tempo di crisi che stiamo attraversando, un tempo che richiama all’investimento, ai fondamentali. È l’esercizio culturale, spirituale e pastorale che ha proposto il cardinal Bagnasco nell’intervento che ha aperto il meeting: “La fede immette nel credente l’amore di Cristo e questo amore ne fa una creatura nuova, capace di pensiero e di vita nuova. Capace di partecipare alla storia umana con qualcosa di proprio e di importante da dire per il bene di tutti nel senso della gratuità e, quindi, dell’amore”.
La Chiesa, un popolo che fa storia, era il tema del presidente della Cei: lo ha svolto a tutto campo, nello spirito del suo recente intervento alla Gmg di Sydney, in cui invitava i giovani ad essere “testimoni senza i se e senza i ma”. La Chiesa, ha così ribadito il card. Bagnasco, “é capace di partecipare alla vita politica nel segno della democrazia e della verità”. Lo fa interpretando, affermando, dando voce all’"anima della nazione”. Per chi ha iniziato il proprio mandato di presidente della Cei proprio nel momento più vivo del dibattito sull’introduzione in Italia dei cosiddetti "Dico" questo significa un monito alla politica stessa e alle stesse istituzioni a non tradire appunto l’"anima del popolo”, quel patrimonio ideale che permette a ciascun soggetto di percepirsi parte di un popolo, famiglia di famiglie.
La Chiesa insomma e i cattolici in concreto si schierano con decisione per difendere, sviluppare e fare crescere la base dei valori spirituali e morali che tengono insieme una comunità, che costituiscono un popolo. C’è qui il grande tema dell’emergenza e, dunque, dell’investimento nell’educazione. Il presidente della Cei raggiunge anche in questo il Papa e, in particolare, il suo messaggio all’Europa e agli europei, rilanciato con grande efficacia a Bressanone, quando ha ricordato, ricevendone la cittadinanza onoraria, il nocciolo della questione che ci sta davanti, l’"incontro tra una sana laicità e una gioiosa fede cattolica, tra le radici cristiane e lo spirito della modernità, che solo insieme possono costruire una società realmente degna di questo nome, una società realmente umana”.
Emergono indicazioni precise e piste chiare per quella nuova stagione dell’impegno dei cattolici, della storia del movimento cattolico italiano, che si sta cominciando a delineare in questi primi anni del nuovo secolo e sarà certamente uno dei temi di fondo da seguire nel nuovo anno di lavoro che sta iniziando.