LIBERTÀ DI COSCIENZA: CARD. SCOLA (VENEZIA), NON SI RIFERISCE SOLO "ALL’AMBITO DEL PRIVATO"

"Dal punto di vista delle società occidentali la libertà religiosa, la libertà di coscienza e la libertà di conversione si trovano a convivere con un paradosso": lo ha detto questo pomeriggio il patriarca di Venezia, card. Angalo Scola, intervenuto in videoconferenza alla terza edizione della Summer school della Fondazione Magna Carta, in corso fino a domani a Frascati (Roma). Per Scola, queste libertà "sono sicuramente riconosciute dagli ordinamenti giuridici e affermate dalla mentalità comune. Tuttavia due dati ci dicono la fragilità di questo riconoscimento". Da una parte "si concepisce la coscienza in termini che possiamo definire ‘creativi’ in senso equivoco , mentre la coscienza non ha il potere autoprodurre il bene e il male". Dall’altra, "sempre in Occidente, queste libertà sono sostanzialmente pensate come una mera prerogativa dell’individuo: ‘qualcosa’ che si riferisce all’ambito del privato e personale e, pertanto, non può pretendere di avere rilevanza pubblica". Per il patriarca c’è il rischio "che queste due declinazioni della libertà religiosa (e di coscienza) si svuotino di contenuto reale nel loro esercizio pratico. In questo modo infatti né si riconosce" la "dimensione veritativa dell’esperienza religiosa, né si ammette che l’esperienza religiosa si esprime come religione, cioè come un fatto comunitario e popolare".