Formigoni rievoca la "presenza sempre molto viva di Ardigò nel dibattito ecclesiale, con prese di posizione a favore di un ritorno all’insegnamento del Concilio sul laicato, di una maggiore libertà di espressione e confronto, di una crescente soggettività e corresponsabilità dei laici cattolici, che devono essere più consapevoli del proprio mandato per esercitarlo al meglio, secondo la lezione di Lazzati". Di grande attualità il suo esempio di "competenza e rigore morale, leit motiv del suo pensiero e della sua vita". Secondo Ardigò, sottolinea Formigoni, "la competenza dei cattolici sui problemi della società, per capirne i meccanismi e intervenire in maniera efficace, è indispensabile e non è risolta soltanto dalla buona volontà o dalla semplice adesione alla dottrina; essa tuttavia deve sempre accompagnarsi al rigore morale come centralità della coscienza e coerenza con i valori vissuti nel quotidiano, giorno per giorno". Il suo "riformismo concreto", che non è "adagiarsi sui problemi, bensì capire quello che si muove nel mondo mantenendo sempre un’ampia visione internazionale", insegna anche oggi, conclude Formigoni, a "non adattarsi supinamente alla realtà, ma a tentare di orientarla alla luce dei valori fondamentali, riconducibili ad una visione unitaria della persona umana".