Secondo Piero Altieri, direttore editoriale del settimanale cattolico "Corriere Cesenate" e testimone diretto di quei momenti, "è doveroso ridare dignità al «sangue dei vinti»", a quei caduti della Repubblica sociale "che avrebbero voluto battersi per ritardare l’avanzata degli Alleati dal Sud e poi dei comunisti del maresciallo Tito che marciavano ferocemente verso il Nordest d’Italia, ma in gran parte furono destinati ad alimentare la «guerra civile» che nel frattempo si era scatenata". Altieri sottolinea però l’urgenza di "testimoniare alle nuove generazioni quelle forti idealità, quelle energie generose" che "ricostituirono la forza morale nelle coscienze che si apprestavano a far rinascere la Patria". Come quei militari che, dopo l’8 settembre, rimasero fedeli al re indossando la divisa. "Pensiamo alla tragedia di Cefalonia, ai 600 mila finiti nei campi di concentramento tedeschi perché si erano rifiutati di passare al servizio di un altro Stato, nello specifico quello tedesco, nonché a quanti hanno continuato a combattere sotto la guida di Badoglio", riprende Giovagnoli. Queste, conclude lo storico, "sono figure meno ricordate di altre, ma delle quali va assolutamente apprezzata la scelta fatta, e ricordati i sacrifici a cui sono andati incontro".” ” ” “