In base all’"ambiguo concetto di salute riproduttiva", osserva Sgreccia, "si deplorano le Chiese, e in particolare la Chiesa cattolica, per le loro posizioni contrarie a contraccezione e preservativo". Il Parlamento europeo, lamenta Sgreccia, "vorrebbe imporre il preservativo e la contraccezione, sia per la prevenzione dell’Aids, sia per le maternità indesiderate: in realtà, si tratta di due situazioni distinte". In relazione alla prevenzione dell’Aids, "la Chiesa cattolica propone l’attenzione responsabile in relazione ai comportamenti a rischio: in alcuni Paesi africani, come l’Uganda, si è sperimentato che questa strada soltanto, e non quella dell’uso del preservativo, ha ridotto il tasso di incremento della diffusione dell’Aids in una percentuale molto rilevante". Per quanto riguarda le maternità indesiderate, secondo Sgreccia "esistono altre vie, non farmacologiche, non invasive e non innaturali per regolare la fecondità". Si tratta, conclude dunque Sgreccia, di "una linea ben conosciuta di biopolitica, promossa da alcune istituzioni internazionali, Parlamento europeo compreso, che mirano ad influenzare le coscienze verso una strategia antivita: una specie di dogma della politica internazionale, contrario alla libertà di coscienza, volto a regolare tecnologicamente il problema demografico e ad imporre una tecnologia oltretutto inefficace contro la diffusione dell’Aids".