"Una concezione della liturgia che prescindesse dal suo contenuto rivelato rischierebbe di diventare soltanto uno ‘spettacolo". E’ uno dei pensieri del card. Siri sulla liturgia, ricordato da padre Uwe Michael Lang, durante il convegno su "Momenti, aspetti e figure del ministero del card. Giuseppe Siri", che si è aperto oggi a Genova (fino a domani). "Nel suo lungo ministero liturgico ha proseguito il relatore egli ha sempre incoraggiato e promosso la partecipazione dei fedeli non nel senso di un attivismo esterno ma nel senso di preghiera, meditazione e comprensione dei sacri misteri che sono celebrati nella liturgia". Quanto all’uso della lingua latina, Siri diceva che "nella liturgia prima ed oltre la lingua c’è il contenuto ed il significato dogmatico, c’è la regia, la coreografia, il simbolismo, il gesto, il canto, il contorno, le persone, le vesti". Per Siri, inoltre, "l’obbedienza alle norme e prescrizioni liturgiche era un’esigenza della spiritualità sacerdotale". Di qui la sua "romanità", che si esprimeva "in questo atteggiamento di assoluta fedeltà al successore di pietro, anche in momenti di grande prova personale". Nonostante, infine, "alcune riserve" sulla Sacrosanctum Concilium, il suo giudizio sul documento conciliare "fu assai favorevole"; anche se !"era molto preoccupato dell’applicazione della riforma liturgica".