Un "discorso ricchissimo, con un valore universale". Con questi termini Jean-Dominique Durand, storico e docente all’Università di Lione, definisce "a caldo" le parole di Benedetto XVI pronunciate questo pomeriggio al "Collège des Bernardins" di Parigi, durante l’incontro con il mondo della cultura. "Il Papa ha parlato a uomini e donne francesi, ma la portata del suo discorso va al di là dei confini nazionali, è quantomeno europea". Il Santo Padre ha ricordato il ruolo dei monasteri "come luoghi della ricerca di Dio", che "hanno salvato la cultura antica"; le sue parole si sono poi estese alla Bibbia e alla necessità d’interpretare le Scritture andando al di là della lettera, come "antidoto contro il fondamentalismo". "Benedetto XVI precisa Durand ha esposto due rischi del nostro tempo: da una parte il fanatismo del fondamentalismo, dall’altra l’arbitrio del relativismo". "Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura", ha affermato il Papa al termine del suo discorso. Parole che, secondo Durand, richiamano "quel paragone, pure citato dal Pontefice, tra il nostro tempo e quelli antichi. San Benedetto, quando fondò il monachesimo, parlava della «confusione dei tempi», che pure oggi è presente. Allo stesso modo, oggi come all’epoca di San Paolo Dio è il «grande sconosciuto»". ” ” ” ” ” “