"I cristiani della Chiesa nascente non hanno considerato il loro annuncio missionario come una propaganda, che doveva servire ad aumentare il proprio gruppo, ma come una necessità intrinseca che derivava dalla natura della loro fede: il Dio nel quale credevano era il Dio di tutti, il Dio uno e vero che si era mostrato nella storia d’Israele e infine nel suo Figlio, dando con ciò la risposta che riguardava tutti e che, nel loro intimo, tutti gli uomini attendono". E’ la parte del discorso del Papa dedicata all’universalità dell’annuncio cristiano, in stretta relazione con l’universalità della ragione presente nell’animo umano. "L’universalità di Dio e l’universalità della ragione aperta verso di Lui ha spiegato infatti Benedetto XVI – costituivano per loro la motivazione e insieme il dovere dell’annuncio. Per loro la fede non apparteneva alla consuetudine culturale, che a seconda dei popoli è diversa, ma all’ambito della verità che riguarda ugualmente tutti". Per il cristianesimo, in altre parole, "deve esserci l’annuncio che si rivolge all’uomo creando così in lui una convinzione che può trasformarsi in vita". L’espressione "classica" di questa "necessità della fede cristiana di rendersi comunicabile agli altri" sta nella lettera di Pietro: "Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione (logos) della speranza che è in voi". (segue)