L’educazione va vista come "trasmissione testimoniale e argomentata di valori", soprattutto in Sicilia, dove ha una particolare importanza "l’educazione alla legalità, al bene comune, per la resistenza alla mentalità mafiosa". Lo afferma mons. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina e delegato della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) per la scuola, l’università e l’educazione cattolica, nel suo messaggio in occasione dell’apertura dell’anno scolastico. A suo avviso "l’educazione ha un carattere essenzialmente inter-personale e chiede di essere proposta come un’esperienza integrale e positiva della vita che riguarda la persona nella sua globalità e invita a responsabilità". Riguardo al contesto siciliano mons. Pennisi invita ad impegnarsi in "un lavoro lungo, lento, capillare", volto "ad educare più che a reprimere". "In famiglia, a scuola, in parrocchia sottolinea -, deve essere possibile accompagnare le parole di condanna con l’indicazione di esempi efficaci come quello di don Pino Puglisi. E’ necessario continuare l’impegno di formazione delle coscienze soprattutto delle nuove generazioni e quello dell’evangelizzazione della cultura". In questo compito, ricorda, "la Chiesa ha una parola originale da dire" e una responsabilità che richiede "il coinvolgimento di tutti: genitori, studenti, insegnanti, sacerdoti, giornalisti, responsabili delle istituzioni".