"Gli immigrati albanesi fa notare mons. Ruspi – costituiscono un caso emblematico: si è soliti dire che il 70% sono musulmani, il 20% ortodossi e il 10% cattolici. Di fatto mezzo secolo di ateismo di Stato e di sistematica persecuzione ha molto assopito, per non dire del tutto spento la coscienza di una appartenenza religiosa". Nel corso del seminario si è cercato di riflettere su alcuni interrogativi che "aleggiano" sulla opportunità della proposta della fede cristiana a chi cristiano non è. "Qualcuno dice mons. Ruspi è preoccupato che una proposta esplicita di incontro con la fede cristiana indirizzi ad uno sradicamento culturale. Preoccupazione doverosa, ma chi ci autorizza a misurare quali passaggi una persone sia chiamata a compiere nella sua vita, quali scelte e quali scoperte?". E poi "annunciare il Vangelo" "non richiede l’abbandono della propria cultura". Al contrario, "la anima e la feconda". "Le testimonianze ascoltate in questi giorni dice mons. Ruspi – mi dicono che laddove a chi domanda gli si dice sono con te, avvengono dei cammini. Laddove invece si risponde in maniera impacciata, questi cammini non avvengono". Quale indicazione per il futuro? "Coltivare una più grande fiducia risponde mons. Ruspi nel fatto che lo Spirito stia parlando nel cuore delle persone. Da parte nostra, la responsabilità di proporre cammini di fede e stili di comunità che siano sempre di più autentici".