Nonostante il crollo del muro e il recente allargamento dell’Ue verso l’est europeo, "la realizzazione di un ‘bene comune’ tra l’oriente e l’occidente europeo è ancora un compito in gran parte da compiere". Lo ha detto ieri sera mons. Aldo Giordano, osservatore della Santa Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, intervenendo all’apertura del seminario sul tema "Nella diversità percorsi di condivisione e solidarietà", promosso dalle Missioni Cattoliche Italiane in Europa (fino al 21) a Lione. Per mons. Giordano parlare di confini significa "pensare all’Europa non come una fortezza, chiusa nell’interesse per il proprio bene, ma ad un continente che diviene più stabile per meglio realizzare lo scambio dei beni con le altre regioni della terra e contribuire alla giustizia e alla pace del mondo". In una epoca di "mobilitazione universale" e di "collegamento globale" ha spiegato mons. Giordano l’Europa "può comprendersi solo nel suo legame con gli altri continenti. Il vero punto di interesse è il ‘bene comune universale’ e non l’esclusivo bene di un solo continente". L’Europa ha poi aggiunto il rappresentante vaticano deve "occuparsi del mondo anche perché il mondo sta venendo in Europa e anche per la crisi demografica vissuta dal nostro continente. Le migrazioni stanno cambiando il volto di tutti i nostri paesi". (segue)