I nostri emigranti, "pur non essendo loro i fondatori e i teorici di una Europa unita, in un tempo in cui il vecchio continente tentava di superare le divisioni prodotte dalla guerra, hanno scommesso sulla possibilità di costruire un futuro e di realizzare il ‘bene’ loro e delle loro famiglie, in paesi stranieri". E’ quanto ha detto ieri sera don Michele Morando, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, durante il seminario sul tema "Nella diversità percorsi di condivisione e solidarietà", in corso (fino al 21) a Lione su iniziativa delle Mci in Europa. "Varcando i propri confini per stabilirsi all’interno di quelli che oggi sono diventati i confini d’Europa ha detto don Morando ne diventavano anzitempo cittadini e costruttori". Per il direttore di Migrantes, allo stesso modo in cui "abbiamo saputo sconfinare e creare ponti e alleanze per superare lo spaesamento della prima emigrazione, troveremo oggi il coraggio e le motivazioni per gettare altri ponti e sancire altre alleanze". Tutto ciò, ha concluso Morando, "alla luce dell’esperienze di persone migranti, che hanno vissuto sulla loro pelle il pregiudizio, la solitudine e l’esclusione, l’estraneità e l’isolamento".