"Dallo studio degli scritti dei canonisti medievali sulla legge divina e naturale" deriva per noi "una lezione critica". Ne è convinto mons. Brian Ferme, preside della Facoltà di diritto canonico San Pio X di Venezia, intervenuto questo pomeriggio al XIII congresso internazionale di diritto canonico su "Lo ius divinum nella vita della Chiesa". "La questione centrale affrontata dai canonisti ha spiegato – era la precisa determinazione di che cosa costituisse legge divina e legge naturale", e ancorché oggi "molte delle norme che ritenevano derivare dallo ius divinum" non siano più "considerate tali", essi "hanno compreso che ogni legge giusta era connessa in qualche modo col Creatore", nel senso che "ogni buona legge condivideva le caratteristiche essenziali della legge naturale". Quest’ultima, "basata sulla ratio, era aequissimum e conduceva alla iustitia". "Un atto positivo legittimamente promulgato che non condividesse questi aspetti fondamentali sarebbe stato, semplicemente, una legge non buona e, di fatto, potenzialmente pericolosa". Per mons. Ferme "ogni tentativo di vedere la legge canonica come una legge semplicemente positiva", così comune "nella società contemporanea, è un tradimento della comprensione della legge" "Se noi imparassimo questo dai canonisti medievali ha concluso -, avremmo già imparato molto".