Un "criterio di qualità" per valutare una unità pastorale "è costituito dalla capacità di mettere le riforme e i ruoli da esse configurati a servizio delle relazioni: altrimenti la comunità ecclesiale, da comunità profetica e riferimento valoriale, rischia di diventare una struttura di servizi specializzati di tipo culturale, assistenziale, ricreativo ed altro ancora". Lo ha detto don Roberto Rezzaghi, del seminario di Mantova, intervenendo oggi alla terza Assemblea dei pastora listi italiani, in corso a Roma per iniziativa del Cop (Centro di Orientamento pastorale) sul tema: "Parrocchie, unità e comunità parrocchiali". Il relatore è sembrato raccogliere uno degli spunti emersi del dibattito, in cui si era ventilato il rischio dei "saldi in parrocchia", cioè di una comunità parrocchiale organizzata sul modello dei centri commerciali. Se nelle nostre parrocchie, o unità pastorali, non si punta sulla "qualità dei rapporti ecclesiali", attraverso la "corresponsabilità di tutti", sacerdoti e laici, per Rezzaghi il rischio è la "burocratizzazione dei rapporti", o il prevalere della tendenza "a rispondere alle necessità di territorio come una sorta di ‘pronto soccorso di zona".