"Il fenomeno del turismo sessuale, uno dei tanti paradigmi che connotano il nostro tempo, è favorito dagli interessi economici dei gruppi locali che lo gestiscono, – prosegue Danilo Quinto nel suo servizio su "L’Osservatore Romano" di oggi – si alimenta e sfrutta la lotta per la sopravvivenza di strati consistenti della popolazione in molti paesi ed in alcuni di questi riveste caratteristiche di massa". L’autore stigmatizza che "gli occidentali cercano quei luoghi dove pensano di poter praticare comportamenti criminali gravissimi garantendosi l’impunità, sapendo che troveranno centinaia di migliaia di bambine e bambini, adolescenti, uomini e donne disposti innanzitutto per necessità a fare mercimonio del proprio corpo". Proseguendo nella illustrazione del fenomeno, l’autore afferma che "i turisti sessuali, secondo la ricerca di Ecpat nel 90-95% dei casi, sono maschi tra i 20 e i 40 anni di età, appartenenti a classi sociali diverse. Sarebbero addirittura ottantamila gli italiani che praticano nel mondo la compravendita di sesso. Dopo il Kenya, gli altri paesi privilegiati sono Repubblica Dominicana, Colombia(…)Il turismo sessuale femminile, invece, si rivolge, oltre che in Kenya, in Gambia, Senegal anche a Cuba, in Brasile, in Colombia".