L’OSSERVATORE ROMANO: LA LIBERTÀ DI STAMPA NON È UN "FATTO SCONTATO"

"Chissà come i ragazzi imparano la storia del nostro Paese… Non è vero che essere un ragazzo di Salò e un ragazzo di una formazione partigiana sia la stessa cosa". E’ un pensiero di Enzo Biagi, contenuto nel volume "La conquista della libertà. Il giornalismo italiano da Amendola alla liberazione", che parte dall’assassinio del giornalista campano Giovanni Amendola, "voce autorevole della cultura e della libertà di espressione di fronte alla dittatura", divenuto "un punto di riferimento per la stampa italiana" e ucciso in un agguato fascista nel 1925, per soffermarsi sul rapporto tra giornalismo e democrazia. Ad occuparsi è Raffaele Alessandrini sull’Osservatore Romano, che esorta a "non considerare come fatto scontato i diritti acquisiti e la stessa libertà di stampa". Al contrario, secondo il quotidiano della Santa Sede "bisogna vigilare continuamente", perché "possono ingenerarsi processi involutivi e di degrado" in cui "la democrazia — per convenienza, per calcolo, per pavidità — può anche battere in ritirata". Nella società globale, insomma, "fare informazione è sempre difficile", come si legge nel volume citato, per cui "i nemici della libera informazione si chiamano concentrazione editoriale, accaparramento delle frequenze, monopolio del mercato pubblicitario. Ma anche il rastrellamento di azioni di gruppi editoriali a valori esorbitanti e a prezzi fuori mercato".