"Anziché opporsi ha spiegato il sociologo – i due aspetti si sono intrecciati: molti immigrati sono diventati cittadini della nuova società, in cui hanno scelto di riporre le speranze di una vita migliore, proprio grazie alle risorse che l’adesione religiosa ha fornito loro". Per quanto riguarda il nostro continente, "gli immigrati cattolici sono stati a lungo gli ‘altri’, etichettati spregiativamente e colpiti da pregiudizi: l’alterità religiosa ha oggi il volto temuto dell’Islam". La visione francese della laicità dello Stato come "esclusione del dato religioso dalla sfera pubblica ha detto Ambrosini – ha largamente informato le istituzioni politiche del nostro continente. Da questo punto di vista, l’irruzione nel paesaggio politico europeo di una religione che non conosce la separazione dallo Stato e che non è dotata di istituzioni rappresentative con cui negoziare rappresenta una questione ingombrante". In altre parole, l’arrivo in Europa di migliaia di musulmani e la trasmissione del patrimonio culturale e religioso islamico hanno richiesto l’apertura di "un processo di negoziazione con la società ospitante che non ha ancora raggiunto un assetto stabile. Ha anzi assunto toni drammatici in seguito ad alcuni attentati terroristici". (segue)