SETTIMANALI FISC: DON POMPILI (CEI), SAN PAOLO E IL GIORNALISMO CATTOLICO (3)

Le altre due suggestioni emergono dalla "qualità relazionale" e dallo "sguardo" di San Paolo. La prima, ha spiegato Pompili, viene "dalla sua corrispondenza e lascia intuire non un soggetto isolato ma piuttosto un gioco di squadra". Per il direttore dell’Ufficio Cei, "se applichiamo la qualità relazionale di Paolo al sistema dei media all’interno delle nostre realtà ecclesiali, ci rendiamo conto che esiste obiettivamente" una dispersione; in particolare, "a livello diocesano, dove ogni strumento tende a procedere al di fuori di un progetto condiviso". Per questo, è importante "lavorare con impegno per ridare soggettività all’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. È a questo livello che tutto può ritrovare una forma strategica, valorizzando le potenzialità di ciascuno". Dallo "sguardo concreto e buono di Paolo, sempre ispirato da una compassione di fondo e attratto da fatti e volti riconoscibili" risalta la necessità per "il linguaggio ecclesiale" di essere maggiormente "declinato sul piano pragmatico". Per Pompili, "a rendere ancora più necessario nella comunicazione ecclesiale il ricorso ai fatti c’è il motivo che in origine il messaggio cristiano è una notizia, una testimonianza". Accanto a "questo realismo nel raccontare i fatti" c’è "un’ultima qualità: la capacità di uno sguardo che sappia sempre conservare un tratto di compassione e mai eccedere nel giudizio o evadere nel futile".