Dopo la recente apertura degli archivi fino al 1939, quella dei rapporti tra padre Pio da Pietrelcina e il Sant’Uffizio "è una storia da riscrivere". E’ quanto si legge sull’Osservatore Romano, in un articolo in cui Francesco Castelli autore del volume, appena pubblicato, "Padre Pio sotto inchiesta. L’autobiografia segreta", con la prefazione di Vittorio Messori – riassume così la questione: "Si riteneva che la Suprema Congregazione fosse stata da sempre contraria al cappuccino, che non avesse mai creduto né alla sua santità né alle sue stimmate. Presunto protagonista della campagna denigratoria sarebbe stato, in particolare, un altro francescano, Agostino Gemelli, a cui i responsabili del dicastero romano avrebbero creduto ciecamente. Ma, in tutto ciò, c’è non poco da rivedere". Quanto a mons. Rossi, visitatore apostolico inviato dal Sant’Uffizio a Pietrelcina nel 1921, non fu "un nemico di padre Pio", anzi "si rivelò un inquisitore preciso fino all’esasperazione ma anche un uomo maturo e di autentico valore, privo di ingiustificate durezze verso il suo inquisito". Gli atti ora pubblicati permettono, inoltre, secondo Castelli di "capire la vera portata delle relazioni di Gemelli, non così decisive come si immaginava". ” ” ” “