La scelta di campo" della Chiesa è la "condivisione con i migranti e le loro famiglie" ha spiegato mons. Belotti: "Pur consapevoli ed umili per un passato che ci ha insanguinato con due guerre mondiali e con una emigrazione pesante, non scoraggiamoci. Proviamo a farci umili e pellegrini alla ricerca di un dialogo ecumenico dove imparare il rispetto reciproco conoscendo le rispettive tradizioni religiose". Richiamando il tema del convegno, l’esponente di Migrantes ha affermato che "se la capacità di mettere la persona al centro dell’attenzione è indispensabile per essere credenti e solidali, altrettanto sono da rinnovare le relazioni tra persone, dove impariamo a riconoscerci con il cuore e la sensibilità, piuttosto che con l’ideologia". L’attuale dimensione culturale ha concluso mons. Belotti che non ci lascia più tranquilli nel ripetere cose già conosciute e consuete" ci spinge "a non temere il diverso perché credere ed operare per la comunione e la collaborazione resta sempre più interessante e ricco di elementi che sviluppano dignità e ‘benessere’ in ogni persona".