MONASTERO DI BOSE: CONVEGNO SPIRITUALITÀ ORTODOSSA, IL RUOLO DELLE DONNE

"Al secolo XX è toccato essere un tempo di sofferenza, di pazienza, di confessione e di martirio per molti figli della Chiesa sulla terra di Russia": in questo quadro descrittivo si è inserito l’intervento dell’igumena (superiora) Gavriila Gluchova di Grodno, a proposito della maternità spirituale nel monachesimo russo contemporaneo, nel corso del Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa in svolgimento presso il Monastero di Bose (fino al 21). "Per 70 anni – ha ricordato Gluchova –, con quasi tutte le chiese chiuse e il clero oggetto di repressione, ad esercitare la cura e il sostegno spirituale dei credenti furono chiamati uomini di ordinazione monastica e semplici laici". Tra essi: "Non poche furono anziane donne, spesso provenienti da famiglie contadine", le quali "hanno conservato per noi la santa Chiesa ortodossa russa". In quei tempi esse "vivevano fuori dal sistema dei rapporti sociali, nel migliore dei casi ignorate dall’autorità statale, sostenute solo dai credenti". Se alcune, ha spiegato Gluchova, "erano note per la santità di vita e la capacità di guarire le malattie e gli affanni di chi chiedeva il loro aiuto – la beata Paraskeva di Divedevo, la beata Matrona di Mosca -, di tante non si conoscono i nomi ma, grazie alla loro opera, la fede è stata conservata".